Episodio 3 – Che stile adottare?

Le manifestazioni, come abbiamo già visto, sono sintomo di insoddisfazione, che nasce da una duplice necessità: quella di essere ascoltati e quella di cambiamenti radicali.

Proprio questo senso di insoddisfazione è ciò che fa nascere manifestazioni caratterizzate dai gesti e metodi più eclatanti e appariscenti. La sensazione di non poter ottenere alcun cambiamento, per quanto possa sembrare una valida giustificazione per “scendere in piazza” ed esprimere con forza le proprie necessità, ci fa spesso allontanare dalla via del dialogo e del confronto con le istituzioni che, teoricamente, dovrebbe essere la prima mossa  per introdurre proposte concrete e il primo passo da fare sulla strada del cambiamento.

È chiaro che la “prova di forza”, può sembrare in certi casi la modalità più comoda per ottenere cambiamenti immediati, ma la grande mobilitazione di masse senza aver prima cercato un confronto, senza un vero e proprio stile propositivo, non fa altro che accrescere nelle persone il preconcetto secondo cui “le manifestazioni non servono a niente”; non ci può essere protesta senza proposta.

Lo stile più o meno propositivo che caratterizza le manifestazioni è spesso la prima discriminante che fa la differenza tra la buona uscita o meno di una manifestazione. 

La necessità di confronto non implica però che lo stile più “rumoroso” sia da condannare anzi, nel momento in cui fallisce il dialogo, questo costituisce l’unico modo per esternare il proprio senso di insoddisfazione. È necessario però cercare una sorta di compromesso, per riuscire a “fare rumore” e risultare allo stesso tempo propositivi e credibili. 

La seconda discriminante che determina il successo di una manifestazione, con il conseguente cambiamento richiesto, è la convinzione con cui noi studenti e cittadini  facciamo sentire la nostra voce.

Troppo spesso la manifestazione viene condannata nelle nostre scuole, probabilmente perché è vista come una sorta di nemico, un inutile e caotico modo per combattere contro qualcosa che non potrà mai cambiare. Di conseguenza, noi studenti siamo poco stimolati a far sentire la nostra voce e a portare il nostro contributo. Non dobbiamo però dimenticarci di come la manifestazione costituisca per noi studenti un potente mezzo che, se ben sfruttato, può portare realmente a cambiamenti concreti. 

Propositività e convinzione in ciò per cui si manifesta costituiscono quindi i due fattori essenziali che devono caratterizzare lo stile delle manifestazioni, per fare in modo che tutti noi diventiamo parte attiva sia delle nostre scuole come studenti, sia della società civile come cittadini.

Quale stile ci deve guidare? Qual è lo stile da adottare per poter fare rumore ed essere allo stesso tempo credibili? La Scuola ci educa a far sentire la nostra voce? Ci stimola a portare il nostro contributo?

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