Stressati, depressi e in ansia, ma con il desiderio di una scuola più sana

Una riflessione sul tema del disagio psicologico tra i banchi

di Mariasole Maggiolo e Giulia Boracchia

“Sono autolesionisti, violenti, depressi, ansiosi, irrequieti, anoressici, bulimici, hikikomori. Troppo fluidi. Confusi. In sintesi: fragili. I giornali e le ricerche non fanno che titolare che i ragazzi di oggi stanno male.” (dall’inchiesta “Gioventù bruciata” – Sabrina Pignataro)  

Luogo comune o realtà? Perché il tema della salute mentale legata al mondo giovanile è ancora schernito dalla società? Perchè veniamo definiti gioventù bruciata? E perché la sofferenza che investe la nostra generazione dovrebbe essere oggetto privilegiato della riflessione e dell’azione politica?

Il disagio psicologico è qualcosa di persistente e reale; non solo una condizione temporanea. La pandemia da Covid-19 ha rappresentato un evento senza precedenti che ha prodotto importanti conseguenze su diverse sfere della vita quotidiana. La popolazione giovanile ha risentito notevolmente degli effetti della pandemia, poiché costretta all’isolamento proprio nella fase della vita in cui risulta centrale la socialità, la ricerca di autonomia e di relazioni significative. Inoltre, i più giovani si sono dovuti confrontare con la trasformazione, e talvolta la chiusura, dei propri spazi educativi e di socializzazione. (cfr. rapporto “Chiedimi come sto” – UDS e CGIL) 

Questa affermazione trova un supporto nell’indagine statistica, che evidenzia quanto anche nel nostro Paese il disagio psicologico sia una realtà largamente diffusa, in accordo con i dati europei.  Infatti sono 9 milioni gli adolescenti in Europa di età tra i 10 e i 19 anni che soffrono di problemi di salute mentale, e il suicidio risulta ad oggi la seconda causa di morte tra i giovani nel continente. Invece,dalle statistiche nazionali risulta che il disagio psicologico colpisce sei italiani su dieci, soprattutto ragazzi. In questo ultimo caso la percentuale di incidenza arriva persino al 75% del totale. Andando ad analizzare più nello specifico la questione, secondo la ricerca “L’era del disagio” di INC Non Profit Lab (presentato il 10 ottobre 2023) in collaborazione con AstraRicerche, i disturbi più diffusi sono: disturbi del sonno, stati d’ansia (31,9%), stati di apatia, attacchi di panico (12,3%), depressione (11,5%) e disturbi della condotta alimentare. Ad aumentare questo malessere, soprattutto per i giovani della Generazione Z contribuiscono la chiusura in sé stessi (34,1%) e la difficoltà a relazionarsi con gli altri (25,1%). Non possiamo non citare poi  il crescente spaesamento per la mancanza di valori sociali condivisi (23,4%) e  la reazione a pressioni sociali troppo forti su obiettivi scolastici o sportivi (22,3%).

Ma se il contesto appena descritto attraverso i dati evidenzia una situazione di disagio diffuso e reale, le soluzioni fino a questo momento adottate risultano insufficienti, poco efficienti o addirittura assenti. Gli psicologi del sistema sanitario nazionale del nostro Paese sono 5 mila, con una media che si attesta a 5,3 per 100mila abitanti, esattamente la metà di quella dei Paesi più avanzati, secondo un report dell’OMS. Secondo quanto riportato sempre dall’ OMS (ad oggi)  l’Italia si colloca fra gli ultimi posti in Europa per quota di spesa sanitaria dedicata alla salute mentale, destinando circa il 3,4% della spesa sanitaria complessiva; mentre, i principali Paesi ad alto reddito ne dedicano più del 10%. Il nostro Paese spende dunque all’incirca 60 euro per cittadino in materia di salute mentale.

Nonostante i limitati investimenti effettuati fino a questo momento, la richiesta di aiuto da parte dei cittadini risulta sempre più consistente. Riteniamo interessante il dato inerente al servizio di ascolto e consulenza 19696 di Telefono Azzurro che nel corso del 2022 ha gestito 2.886 casi, con una media di otto casi al giorno. Il 37,26% di essi rientra nell’area “salute mentale”: ciò significa che quasi 4 minori su 10 (di cui la maggior parte nella fascia tra 15-17 anni) hanno chiesto aiuto per ideazione suicidaria, progettazione suicidaria e/o azioni autolesioniste.

Una delle soluzioni adottate post pandemia per arginare la problematica del malessere psicologico crescente è stata l’istituzione del bonus psicologo¹. Questa iniziativa del governo ha raccolto, nel 2022, ben 266 mila domande da parte di under 35. Tuttavia, se nel 2022 i fondi stanziati dal governo erano 25 milioni, la Legge di Bilancio per il 2023  ha infatti stabilito una diminuzione dei fondi portando a 5 milioni quelli per l’anno corrente e a 8 milioni quelli per il prossimo, aumentando il contributo fino a 1500 euro a persona,contro i 600 del 2022 quindi più soldi a meno persone. Il recentissimo emendamento al Decreto Anticipi, ha incrementato le risorse a 10 milioni, che restano comunque nettamente inferiori rispetto al 2022.

La situazione di disagio psicologico si ripercuote soprattutto nell’ambiente scolastico.

Ciò viene rilevato anche in diverse indagini statistiche nazionali, che mostrano come la scuola risenta in maniera notevole del disagio giovanile. Nella ricerca Nomisma, affiorano le preoccupazioni dei docenti inerenti alla condizione critica in cui versano gli alunni di questo anno scolastico. Secondo la maggioranza dei docenti sono drammaticamente diminuite l’attenzione in classe e l’interazione tra gli alunni. Tuttavia, i dati più preoccupanti riguardano ansia e stress (rilevati in deciso aumento): situazioni che iniziano a manifestarsi tra gli alunni già a partire dalla scuola primaria. Inoltre, 3 insegnanti su 4 hanno notato un aumento sia dei comportamenti aggressivi, sia di indolenza e noia tra gli alunni. A questi dati allarmanti sentiamo la necessità di accostare poi quanto emerge dalla ricerca sulla “età del disagio” effettuata  dall’Inc Non Profit Lab, nella quale emerge che il 10,8% dei ragazzi tra 15 e 24 anni assume psicofarmaci senza prescrizione medica. Le motivazioni più comuni rilevate vengono individuate nel bisogno di dormire,di  dimagrire, ma soprattutto di essere più performanti negli studi. Si legge nell’indagine che la percentuale di chi cerca un “aiutino” negli psicofarmaci sale fino a oltre il 18% della popolazione studentesca. Pertanto, è evidente che siamo di fronte a un malessere persistente e diffuso che necessita di un’iniziativa più consistente ed efficace. 

Il benessere psicologico, nonostante il quadro emergenziale descritto, è un tema ancora troppo sottovalutato e poco approfondito, soprattutto nell’ambiente scolastico. Da studenti sentiamo la necessità di una formazione adeguata all’interno delle nostre classi. Desideriamo essere accompagnati verso la rivalutazione del supporto psicologico, tentando di scardinare i pregiudizi più diffusi.Per questo motivo, anche all’interno del Manifesto scuola 2030², suggeriamo la valorizzazione della figura dello psicologo, presentando il professionista alla comunità studentesca durante assemblee di classe o Istituto riguardanti il tema della salute mentale.

Durante il percorso di crescita di noi studenti, la figura del docente appare come uno dei punti di riferimento, con il quale sentiamo la necessità di avere un rapporto di rispetto reciproco e fiducia. In tema di benessere psicologico, crediamo che il corpo docente debba essere formato per poter prendersi cura dei propri studenti avendo a disposizione gli strumenti giusti. Tuttavia, è fondamentale anche la presenza di una figura esperta e stabile all’interno dell’istituto che possa comunque fornire un supporto aggiuntivo in momenti più complessi, in modo tale che il docente non si trovi da solo ad affrontare determinate dinamiche.

E’ importante dunque riqualificare la figura dello psicologo scolastico, supporto che viene poco garantito agli studenti e che, in accordo con quanto detto in precedenza, dovrebbe essere esteso anche ai docenti. Infatti, sul territorio nazionale, poco più di 1 studente su 4 dice di non essere consapevole dell’esistenza di un servizio psicologico presso la propria scuola e università e il rapporto si alza a quasi 1 su 2 per gli studenti universitari mentre scende a 1 su 6 per gli studenti delle scuole superiori. (Indagine fatta su un campione di 29 mila studenti – rapporto “Chiedimi come sto” – UDS e CGIL ) 

Vogliamo un supporto psicologico che venga presentato alla comunità scolastica in maniera appropriata, diffondendo la conoscenza dello sportello in modo efficace per facilitare l’affluenza. In questo senso, è necessaria la rivalutazione delle modalità di accesso a questo servizio, rendendolo fruibile in maniera libera ed anonima, senza porre condizioni che potrebbero mettere in situazione di ulteriore disagio (richiesta dei genitori, chiamata del bidello).  In aggiunta, (riprendendo il Manifesto Scuola 2030 goal 3)  riteniamo che tale servizio di supporto psicologico potrebbe essere reso fruibile anche online, come sperimentato da diversi istituti durante la pandemia. 

Fondamentale per la salute mentale degli studenti è, infine,  la creazione di un ambiente favorevole e generativo. Crediamo che la scuola debba supportare gli studenti nell’espressione delle proprie potenzialità in maniera libera, evitando di creare un ambiente opprimente e competitivo. A fronte del dato ripreso in precedenza³,  desideriamo una scuola che offra un contesto di crescita non basato solamente sulle aspettative e sulla valutazione, ma che consideri lo studente nella sua unicità e diversità. 

A fronte dell’indagine effettuata e dell’analisi critica, da studenti sentiamo il bisogno di un’ azione più concreta ed efficace che riporti al centro la tematica del benessere psicologico. La scuola infatti, necessita di supporti più efficienti e tempestivi, atti a contrastare il disagio diffuso e in crescita. 

Don Milani, in una sua famosa citazione, afferma che “la scuola non è un ospedale che cura i sani e respinge i malati”. Ed è anche seguendo questo suo esempio che siamo fortemente convinti che ancora tante azioni possano essere intraprese nella direzione di rendere le nostre scuole un ambiente veramente accogliente. Sogniamo una scuola che non respinga quanti si trovano in una condizione di sofferenza; anzi, li accompagni, li sostenga e sappia far sentire tutta la propria attenzione a chiunque viva queste situazioni di fragilità.  

note 

¹ un contributo da utilizzare per cominciare un percorso di psicoterapia

²Il manifesto “Scuola 2030” è la sintesi delle attività da mettere in pratica per realizzare gli obiettivi dell’Agenda 2030 nel mondo della scuola. 

³ Quanto emerge dalla ricerca sull’età del disagio” effettuata  dall’Inc Non Profit Lab, dove il  10,8% dei ragazzi tra 15 e 24 anni assume psicofarmaci senza prescrizione medica. Le motivazioni più comuni rilevate vengono individuate nel dormire, dimagrire, ma soprattutto essere più performanti negli studi, si legge nell’indagine secondo la quale tra gli studenti la percentuale di chi cerca un “aiutino” negli psicofarmaci sale fino a oltre il 18% del totale.

link

https://www.inc-comunicazione.it/non-profit-lab/
https://drive.google.com/file/d/11YprykeLZahKpSi3LWTdpDSUCd_-Qu9l/view
https://www.nomisma.it/press-area/ansia-stress-studenti-2023/

Largo Studenti è un progetto realizzato dal Movimento Studenti di Azione Cattolica in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione.